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Palazzo San Giacomo assediato. De Magistris e lo spettro di una grave crisi politica

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Di Arnaldo Capezzuto

 

Non è una crisi ma ci somiglia molto. Luigi de Magistris, sindaco rivoluzionario di Napoli, al suo secondo mandato, non ha mai pensato, immaginato che i suoi secondi 5 anni al governo di una città così complessa e complicava fossero una passeggiata. Anzi.

La sua variegata maggioranza imbrigliata tra liste civiche e Dema, un soggetto politico con aspirazioni internazionali, è in piena burrasca. La risicata maggioranza di qualche giorno fa che per il rotto della cuffia in Consiglio comunela ha approvato il bilancio consolidato è più che un campanello d’allarme. E’ un segnale inequivocabile che al più presto occorre un urgente cambio di passo.

Ciò che preoccupa sono gli scricchioli che giungono alle fondamenta del consenso del primo cittadino. Quel mondo fatto di militanza, autorganizzazione, storie in discontinuità, eredi dei no gloabl e ambienti vicini e dentro i centri sociali o quanto meno di un attivismo sociale forte pare che dopo la sottoscrizione da parte di de Magistris dell’accordo storico su Bagnoli si siano disamorati o meglio allontanati.

C’è un clima di disillusione o come per gli amori traditi la ricerca delle colpe da attribuire. E’ una fase delicata, una possibile crisi che si origina e cresce nel cuore del “potere dal basso” costruito negli anni sapientemente dall’ex pm.

La percezione è del fiato corto. L’atmosfera che si vive ai piani alti di Palazzo San Giacomo pare simile a quando barcollava il primo cittadino poi il provvedimento della legge Severino e la trovata del ‘sindaco di strada’. Un colpo di coda che restituì a de Magistris furore, carismaticità e un grande consenso popolare non solo in città ma a livello nazionale.

“Sarò anche una chiavica come sindaco ma ho le mani pulite e sono rogoglio di aver restituito a Napoli la dignità”. Disse tra l’ovazione della gente, la sua gente. Ora a distanza di quasi due anni, non ci sono margini per rovesciare il tavolo.

Ci sono all’orizzonte crisi pesantissime che incidono da vicino sulla vita quotidiana dei napoletani e riguarda la fruizione dei servizi. L’Anm, insomma, è solo il primo dei guai.

C’è un problema serio generale di indebitamento della città. Le casse comunali sono vuote. Si balla su di un precipizio. Qui un po’ come in altri comuni del Meridione il dissesto finanziario davvero sembra ad un passo.

Le riscossioni di multe, canoni, tasse sono ferme al palo. E’ chiaro che se si continua così, su questa strada irta di difficoltà prima o poi ci si accappotta.

Come uscire dal guado? Come fronteggiare l’emergenza? Come mettere in sicurezza la città e il futuro politico dello stesso primo cittadino? Le risposte non arrivano come del resto le soluzioni a portata di mano.

A questo scenario da brivido c’è da aggiungere che dal Governo anche se, nei vari confronti con l’Anci pare voglia allentare i cordoni della borsa, non  giungono segnali incoraggianti.

Certo è inutile nascondersi e addossare le colpe a terzi, Luigi de Magistris ha sottovalutato o meglio non affrontato i tanti problemi della città.

Se l’uomo è animato da una forza nervosa e propositiva sta di fatto che sono in tanti a rinfacciargli il basso spessore della squadra di assessori e collaboratori di cui si è circondato a Palazzo San Giacomo.

Occorreva coinvolgere personalità e offrire al governo della città il meglio che Napoli potesse offrire. Insomma, mettere alla porta le pretese dei partiti, liste e cespugli vari.

Questo non è stato fatto e adesso si naviga a vista, purtroppo.

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