Di Arnaldo Capezzuto

“Bellissima principessa”, “Buongiorno grande ministro”, “Ciao Magistrato”, “Avvocato, principe del foro”, “Ciao filosofostudioso”, “Bellissimalevissima”, “Amica mia professoressa come stai?”, “Buonagiornata comandante di lungo corso”.

E’ appollaiato davanti all’ingresso del personale ferroviario e guarda la gente passare. Ad ognuno non fa mancare il suo particolare saluto accompagnato da un sorriso buonaugurante.

E sono in tanti che apprezzano e ringraziano per quelle originali filastrocche costruite all’istante ispirate dall’aspetto, dall’abbigliamento e dal modo di camminare dei tanti che affollano il transito della Stazione Centrale.

Si chiama Mario, 41 anni, e viene dalla Liberia. “Sono giunto in Italia nel lontano 2003”- dice – “Sono scappato dal mio paese. Li c’è la guerra e se pensi e vuoi fare qualcosa per cambiare il corso delle cose puoi morire ammazzato”.

“Sono partito dalle coste libiche e approdato in Tunisia da qui sono giunto a Lampedusa e poi a Cotone”. “Il destino mi ha spinto a Napoli”.

Mario ha lasciato in Liberia la sua famiglia che da oltre 14 anni non vede perchè non può. Lui è stato un attivista politico: faceva parte di un movimento che puntava al rinnovamento della classe politica. La vita si è fatta subito difficile e ogni giorno rischiava concretamente di finire in prigione. Se apparentemente in Liberia esiste uno Stato democratico nei fatti non è così: domina un regime.

“I politici, i ministri tengono la popolazione nella povertà più assoluta, il denaro lo accumulano per loro” – sottolinea – “La ricchezza non viene ridistribuita e dalle mie parti si muore ancora di fame”. “Eppure l’Africa ha 52 paesi e sono molto ricchi sicuramente più di quelli europei – riflette Mario – abbiamo l’estrazione dei diamanti, i giacimenti di petrolio, gas ma anche metalli per la costruzione di componenti dei computer”.

“Questa situazione tragica che induce migliaia di miei connazionali a scappare sui barconi e quindi andare incontro a morte sicura è voluta, organizzata e sostenuta dai paesi europei”. “Se non si garantisce la vera democrazia nei paesi africani e quindi una giusta divisione delle risorse alla popolazione – aggiunge – la migrazione delle popolazioni verso l’Occidente continuerà e sarà inarrestabile”.

Mario si fa serio e perde il solito sorriso solo quando racconta la sua storia di migrante fatta di disperazione, speranze deluse e disillusione.

“Per me Napoli coincide con la Stazione centrale e in particolare con la zona degli uffici ferroviari – spiega – qui praticamente ci vivo e sono in tanti che mi aiutano”.

“Al mattino le persone sono indaffarate, corrono. C’è chi scende dal treno per andare in ufficio, chi deve andare ad un appuntamento ed ha fatto tardi, chi, invece, si affretta per partire” – continua – “E’ il mondo che si muove allora io sto fermo e guardo il mondo muoversi e saluto la gente donando un sorriso”.

 

 

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